Sant’Antoni de su fogu



Si dice che Sant'Antonio abate vissuto tra il 200 e il 300 d.c. si sia recato all'inferno per rubare il fuoco da donare agli uomini "Al tempo che la nostra isola, una delle più antiche del mondo, era ancora tutta gelata e c'era una sola stagione, ghiaccio in cielo e ghiaccio in terra, e la vita vi dormiva aspettando che uno la risvegliasse, venne in mente a Sant'Antonio, com'era decretato sin dalla prima creazione del mondo, di scendere all'inferno con un suo bastone di ferula la quale è uno stelo che al fuoco non si arrossa, si annerisce soltanto e continua a bruciare in silenzio (…)

Il Santo… scavò una fossa della lunghezza e della larghezza della ferula, seppellì quel fuoco silenzioso. Da quello stesso momento la terra sorrise, si ridestò dal suo sonno di mille anni, cominciò a germogliare, in poco tempo si popolò d'erbe e d'animali, era primavera: e il Sardo saltò a cavallo".
(da Miele Amaro di Salvatore Cambosu)

Ed è per questo gesto che in tantissimi centri dell’isola il 16 e il 17 gennaio si accendono i fuochi, attorno ai quali la gente si raccoglie per recitare una preghiera, bere un bicchiere di buon vino e assaggiare i dolci a base di sapa e miele rendendo così omaggio al santo che ha dato ai sardi il fuoco per sopravvivere al freddo.